Sappada (Plodn nel dialetto locale) è un comune di 1.355 abitanti della provincia di Belluno, è suddivisa in 15 borgate (alcune di esse molto antiche) che hanno avuto origine dalle prime famiglie che, provenienti dall'Austria, abitarono la valle.
Geografia
Sappada sorge ad una altitudine di 1250 metri s.l.m. nell'estremità orientale delle Dolomiti, oasi di lingua austriaca al confine tra Veneto, Carnia ed Austria.
Il paese si estende in direzione est–ovest lungo tutta la valle attraversata dal fiume Piave, le cui sorgenti si trovano proprio nel territorio comunale a 1800 metri d'altezza alle falde del monte Peralba.
Sappada è circondata da imponenti e suggestivi massicci dolomitici, il paesaggio è caratterizzato da verdi pascoli ed estesi boschi di conifere; numerose le cascatelle e i laghetti alpini.
Oltre il Peralba, che con i suoi 2694 m. è la seconda vetta delle Alpi Carniche, le cime principali sono il Pic Cjadenis (m 2490); il Monte Lastroni (2450 m); il Monte Chiadenis (2454); il Monte Ferro (2020 m.) e il Monte Siera.
Nonostante oggi si trovi in Veneto ha mantenuto forti legami con la vicina Carnia ed il Friuli, dal quale fu scorporata dagli austriaci nel 1852 per passare sotto la provincia di Belluno: Tuttora il comune di Sappada rientra sotto l'arcidiocesi di Udine, la locale squadra di calcio milita nel campionato carnico e le squadre di sci sappadine difendono i colori del Friuli-Venezia Giulia.
Cenni storici
Le origini di Sappada non sono certe, l'ipotesi più probabile è che nell'undicesimo secolo alcune famiglie provenienti da Innervilgratten (nell'attuale Austria) , si insediarono nella valle con l'autorizzazione del patriarca di Aquileia e dietro pagamento di una somma annuale.
La valle all'epoca era disabitata e incolta e i sappadini iniziarono una paziente opera di disboscamento e coltivazione; in breve nacque un piccolo borgo costituito da caratteristiche case in legno adagate nel soleggiato versante nord della valle. Intorno al paese verdi pascoli per l'allelavemento dei bovini, campi di frumento, avena e legumi e oltre ad essi boschi ricchi di selvaggina
Nel 1500, oltre alle attività agricole e di pastorizia prosperava anche il commercio del legname grazie alla forte richiesta di legno per barche da parte di Venezia. Fu un periodo prospero e tranquillo.
Dopo una breve parentesi di dominazione francese nel 1814 Sappada fu dominata dagli austriaci cui si devono le prime scuole e opere pubbliche.
Nel 1852 Sappada passava dalla provincia di Udine a quella di Belluno che a sua volta, qualche anno dopo, veniva annessa all'Italia (1866). Durante la prima guerra mondiale furono combattute molte battaglie sulle montagne circostanti e si possono ancora oggi trovare i reperti risalenti a tali scontri. Nel dopoguerra a causa della carenza di lavoro molti sappadini emigrarono all'estero. Dopo la seconda guerra mondiale lo sviluppo del turismo cambiò anche l'economia del paese, e molti emigrati tornarono a casa per dedicarsi all'attività terziaria.
Sappada oggi
Oggi Sappada è un'amena località montana, che conserva ancora le antiche tradizioni: dalle caratteristiche case in legno al dialetto sappadino che è rimasto invariato per secoli; dall'artigianato locale alla produzione di formaggi e salumi tipici.
Nonostante sia una rinomata località turistica sia invernale che estiva, non è stata "invasa" dal turismo massivo che ha invece colpito le vicine località venete; l'ambiente che circonda Sappada è ancora incontaminato e questo si riflette positivamente nella varietà di specie animali e vegetali che vivono nella valle.
Nelle foreste di abeti e di larici che circondano Sappada con un po' di fortuna si possono osservare: il gallo cedrone, il fagiano di monte, la pernice bianca, l'ermellino, la volpe comune, la lepre alpina e lo scoiattolo.
Se si sale più in alto si possono incontrare marmotte, camosci, cervi,e caprioli. Inoltre sono presenti in questa zona due coppie di Aquila del Bonelli, che si possono notare osservando in particolare le creste del Monte Ferro, le cime del gruppo delle Terze, il Monte Chiadin ed il Peralba, dove nidifica in luoghi poco accessibili. Tra i fiori, tutti rigorosamente protetti crescono: il Raponzolo di roccia, l'erica, il ciclamino, la genziana, il ranuncolo; inoltre nella regione dolomitica crescono oltre cinquanta specie di orchidee selvatiche.
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