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Rocca Pietore - Informazioni


Rocca Pietore è un comune di 1.451 abitanti della provincia di Belluno.

Storia
La datazione riguardo ai primi insediamenti nella zona è di difficile individuazione.
La popolazione originaria (secondo gli studiosi) giunse dalle Valli dell'Isarco e dell'Adige al pari delle genti che popolarono la Val Badia, Val Gardena, Val di Fassa e Livinallongo del Col di Lana. Le ultime ricerche ipotizzano che il territorio di Rocca Pietore fosse un'arimannia Longobarda già alcuni secoli prima dell'anno mille. Le arimannie erano insediamenti di tipo militari posti a difesa di un dato erritorio facenti capo ad una fortificazione che in questo caso era la Rocca di Pietore. Il territorio controllato da detta rocca era all'epoca molto più amplio degli attuali confini comunali, comprendendo anche l'Alta Val di Fassa e il Livinallongo.
Dall'anno mille e fino al 1400 circa, Rocca Pietore fece poi parte della Contea del Tirolo e della Diocesi di Bressanone. In seguito a vicende politiche non dipendenti dalla volontà dei rocchesani, il territorio passò successivamente sotto la dipendenza della città di Belluno nel 1395, riuscendo però a mantenere le antiche usanze e tradizioni, nonché una forte autonomia, che venne messa per iscritto nel 1417 con gli statuti della Magnifica Comunità della Rocca, i quali, permisero a Rocca Pietore di divenire una repubblica autonoma ladina.
Questa situazione perdurò fino al 1806 quando la venuta di Napoleone Bonaparte fece si che finisse quella che fu la pagina più gloriosa della singolare storia. Da quella data in poi, le vicende storiche furono legate a quelle dell'Italia, con l'importante parentesi del dominio asburgico su tutto il Veneto, che per circa 50 anni e fino al 1866, fece ritornare Rocca Pietore con quelli che furono i suoi antichi padroni.
Una testimonianza dei 400 anni di vita della Magnifica Comunità di Rocca sono i ruderi del Palazzo di giustizia "El Banco de la Rason" ubicato nella frazione di Saviner di Laste. La popolazione attuale mantiene ancora vivi molti caratteri tipici delle genti Ladine, fra i quali bisogna segnalare la parlata che è di tipo Ladino-atesino e che si presenta ancora schietta soprattutto nelle frazioni di Laste e nel paese di Sottoguda.
Verso la seconda metà dell'800, possiamo dire che ebbe inizio il turismo nella nostra zona, grazie anche a personaggi come Pellegrino Pellegrini di Rocca Pietore, prima guida alpina delle Dolomiti, che ebbe l'onore di accompagnare nel 1862 il primo salitore della Marmolada, il viennese Paul Grohmann, fino alla sommità della Punta Rocca mt. 3.310. In seguito molti altri appassionati escursionisti ed alpinisti aprirono le porte al turismo moderno.
Durante la prima guerra mondiale Rocca Pietore e la Marmolada furono teatro di violenti scontri tra l'esercito italiano e quello austro-ungarico. Per gli appassionati dell'epoca e possiblie trovare, in cima alla Marmolada, un importante e fornito museo.
Con la conclusione della Grande Guerra l'economia della zona inizio a modificarsi passando da una prevalentemente agricola e di pastorizzia a una fortemente orientata al turismo. Questa trasformazione portò Rocca Pietore e tutta la Val Pettorina in pochi anni a diventare una delle località turistiche più apprezzate di tutte le Dolomiti, grazie anche alla scoperta dello sci di cui la Marmolada è sempre stata un simbolo, e fu qui infatti che nacque, nella metà degli anni '60, una delle più belle ed ardite funivie delle Alpi.
Successivamente altri impianti sono nati permettendo l'allacciamento al Superski Dolomiti ed il collegamento diretto al Sella Ronda.

Geografia
I comune di Rocca Pietore si snoda principalmente lungo la Val Pettorina. Il nome, come spesso accade nelle valli montane, deriva dal torrente Pettorina che lo percorre interamente. Il torrente sgorga ai piedi della Marmolada ed è formato dall'unione del Ru Franzedas con il Ru Scalon. Questo scorrendo verso valle per circa 10 Km si getta nelle acque del Cordevole, di cui è uno dei principali affluenti, nei pressi di Caprile.

Musei
Museo della Grande Guerra in Marmolada. Sulla forcella VU, in una guerra di posizione si combatterono Italiani ed Austro-Ungarici negli anni 1915 -1917. Il Museo della Marmolada sorge esattamente su questi luoghi, rappresentando così il più alto museo d'Europa, situato a quota 2950 nella stazione funiviaria di Serauta, ai bordi del ghiacciaio. Allestito con il sostegno della S.p.A Marmolada, con la creativa partecipazione dell'arch. Beppe Olivieri la collaborazione del geom. Giuliano Baroni e del cav. Gianrodolfo Rotasso, il Museo è stato inaugurato il 9 Giugno del 1990 con la partecipazione delle autorità militari e di associazioni combattentistiche italiane ed austriache. Da allora è stato visitato da un elevato e sempre crescente numero di persone, riscuotendo un generale apprezzamento. Il Museo si propone di ricordare ed onorare, imparzialmente e al di sopra di ogni ideologia politica e di confine, tutti gli uomini che sul ghiacciaio, al gelo e nel buio delle gallerie combatterono con coraggio, soffrirono e morirono per la propria patria. Sono esposti cimeli personali e di guerra rinvenuti in zona, di entrambe le parti, riproduzioni di foto e documenti d'epoca raccolti presso l'Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell'Esercito Italiano, l'Archivio di Guerra di Vienna, i musei Heeresgeschichtliche e Kaiserjëger di Vienna, il Kaiserschützen di Innsbruck. Il plastico e le numerose foto ben conservate, portano alla scoperta dei segreti della meravigliosa opera ingegneristica progettata dal tenente Leo Handel: la Città di Ghiaccio. Soltanto con l'impiego geniale delle gallerie nel ghiaccio si poterono mantenere, da parte austriaca, le postazioni sulla Marmolada. L'opera di Handel ha permesso di salvare molte vite umane, ma la mancanza di eventi spettacolari ed eclatanti ha fatto si che non gli venisse tributato l'onore che si meritava. Una fitta rete di gallerie scavate nello spessore del ghiaccio fino a decine di metri di profondità; ed intrecciate con i crepacci, dava rifugio e protezione a centinaia di soldati austriaci Grazie all'impegno delle Brigate Alpine Tridentina e Cadore sono state riattivate e rese visitabili le postazioni in grotta italiane ed austriache della Punta Serauta e della forcella Vu. Nell'estate del 1990 sono iniziati i lavori per la esumazione di 15 Fanti e del Ten. Flavio Rosso, Medaglia d'argento al Valor Militare, sepolti in una grotta sulla Forcella Vu e per la ricostruzione in grotta dell'infermeria dell'epoca, con tutto il relativo materiale originale. Dagli ampi finestroni del Museo si possono osservare le vicine postazioni di guerra italiane ed austriache, nonchè i camminamenti che le collegano, offrendo spunto nel periodo estivo ad interessanti e panoramiche escursioni anche per i meno esperti. Il museo è visitabile solamente durante i periodi turistici.

Museo della Grande Guerra sul Passo Fedaia. Il museo è costruito da privati anche grazie alla generosita dei molti appassionati locali. Contiene una ricca e interessante collezione di cimeli d'epoca come per esempio una mitragliatrice Maxim ed una "Schwarzlose" austriaca con la rara caricanastri oltre a telefoni da campo, divise, decine di bombe a mano, granate di tutti i calibri, bombarde, proiettili, armi, fotografie d'epoca, elmetti, gavette, lanterne, nonchè preziosissimi oggetti fabbricati direttamente dai soldati durante le ore di riposo nelle trincee e quant'altro è riemerso nel corso degli anni dal ghiacciaio. Inoltre al suo interno è stata allestita una fornita edicola di libri inerenti la guerra, videocassette con filmati originali (visionabili in una delle stanzette), cartine geografiche, cartoline e spiegazioni su questo oscuro periodo della nostra storia. Il museo è visitabile solamente durante i periodi turistici.

Arte e Natura
La chiesa di S. Maria Maddalena costruita nel 1442, oggi monumento nazionale, che, con il suo campanile a guglia ghibellina domina la borgata di Rocca Pietore. Di stile gotico, cela al suo interno pregevoli opere d'arte come la grande pala d'altare del 1517 o il tabernacolo finemente lavorato che risale al 1600. Belle sono anche le pitture, risalenti al 1580 che ornano la volta della chiesa.
La chiesetta di Sottoguda costruita nel 1486 a seguito di un voto fatto dagli abitanti di Sottoguda e di Laste. Nel 1881 venne seriamente danneggiata da un furioso incendio. Nel 1904 alle due campane già esistenti se ne aggiunse una terza e nel 1922 venne rifatto il campanile sulla base di quello già preesistente. Sulla facciata esterna della chiesa, nelle due nicchie, poste lateralmente all'ingresso sono collocate due antiche statue dei santi Rocco e Fabiano.
Il Santuario di Santa Maria delle Grazie è dedicato alla Madonna delle Grazie è divenuto così famoso negli anni da essere oggi considerato la meta prediletta della devozione mariana fra le valli dolomitiche. Il Santuario della Madonna delle Grazie, fu iniziato nel 1947 e consacrato il 22 agosto 1965; esso è impreziosito da alcune stupende opere di famosi artisti contemporanei quali: Toni Benetton e Augusto Murer. Vicino al Santuario vi è l'antica chiesetta di Calloneghe, consacrata nel 1645.
I Serrai di Sottoguda sono un'attrattiva naturale molto interessante, una gola larga da 8 a 10 metri, fiancheggiata da pareti a picco alte in media 50 metri, sul cui fondo scorre il torrente Pettorina e che si inoltra per circa 2 km iniziando poco dopo l'abitato di Malga Ciapela, finendo poco prima di quello di Sottoguda. I Serrai offrono al visitatore oltre che un imponente colpo d'occhio anche una grande quantità di cascate che durante il periodo invernale sono meta di scalatori da tutt'europa. Fino a qualche anno la gola era percorribile in macchina durante il periodo estivo, dopo di che è stata trasformata in isola pedonale. Questo a permesso ai visitatori di gustare al meglio le caratteristiche morfologiche e naturalistiche che rendono unici i Serrai.

Tradizioni e Usanze
I matazin. Sono i protagonisti principali del Carnevale locale, animano i giorni più trasgressivi dell’anno. Sono giovani di bell’aspetto, dai lunghi cappelli decorati con fiori cartacei, dalle falde di raso e che molto festosi e vivaci annunciano il loro passaggio con un sonoro messaggio.
Pagaruoi e pagarele. Falò della befana accanto ai quali i bambini, accompagnati dagli adulti, si divertono ad intonare canzoncine bene auguranti aspettando l’arrivo della simpatica vecchietta che dalla sua gerla estrarrà dolci per tutti i bambini buoni. Ogni località ha i suoi falò, si svolgono nella notte dell’Epifania, avendo inizio nella serata del 5 gennaio.
La Bonaman. Il primo giorno dell’anno, i bambini si alzano molto presto, anche prima dell’alba, per riunirsi in un bel gruppetto che lungo le vie del paese, di casa in casa, augurerà il buon anno. “Bon dì, la bonaman a mì!”, “Bon dì, la banbona a mì!” La tradizione vuole che qualcuno apra la porta a questi bambini per donare loro “cose buone”.
I Coscriti. Nel mese di dicembre, i coscritti andavano dalle ragazze del paese, a farsi dare della passamaneria, nastri di varie lunghezze e grandezze, comunque tutti molto colorati che sarebbero serviti, insieme con le piume di pavone e di gallo forcello, ad abbellire i loro cappelli, esibiti in occasione del primo dell’anno. E’ questa una tradizione che segna un momento della vita ritenuto estremamente importante un tempo: il passaggio dalla giovinezza all’età adulta. Il giovane, diventando uomo, acquisisce un nuovo stato sociale, simboleggiato dalle piume del pavone e quindi un potere maggiore, esige un tributo dalla gente, acquisisce anche una virilità completa, le piume del gallo forcello. I coscritti vecchi, invece trascinano faticosamente un grosso ceppo, a simboleggiare gli oneri e le maggiori responsabilità che vengono a gravare sulle spalle dell’adulto.
San Zuane. Un tempo, il 24 giugno, in occasione di San Giovanni si faceva grande festa con fuochi e fiori che venivano raccolti dalle giovani donne del paese sullo scoccare delle campane a mezzogiorno. Anche questo era un rito propiziatorio per la nuova stagione, corrispondente alle antiche feste che si celebravano in occasione del solstizio d’estate. Troviamo anche qui il fuoco, simbolo ricorrente nelle culture arcaiche. La vigilia, durante la notte, i giovani passavano casa per casa e raccoglievano tutto quello che trovavano all’esterno: calzature, scope, carriole, ecc. Il tutto veniva accatastato vicino alla chiesa e l’indomani, giorno di festa, la gente doveva andare a recuperare le proprie cose. Il significato della tradizione è oscuro.
Si a legne. Fare la legna e trasportare il fieno a valle dai tabiei da mont erano i lavori tipici dell’inverno. Le persone si aiutavano le une con le altre, i siva a vuora, e così, tutti assieme, sentivano meno la fatica e ogni cosa diventava più facile, quasi un gioco. Infatti, molto spesso, il lavoro era occasione di sfide continue a chi aveva la slitta più pesante o a chi impiegava meno tempo ad arrivare a casa. Riuscire vincitore in queste gare era motivo di grande vanto, soprattutto fra i giovanotti.

Estratto da "it.wikipedia.org"


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